Preferibilmente silenziose
| 2025 |
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documentary, 43 min., OV IT/FREnglish title
With mouths sewn shut
French title
Bouches cousues
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| Director Statement |
Sono sempre stata estremamente sensibile al tema della violenza domestica, quasi arrabbiata, ma senza combatterla in prima linea.
Ho avuto una brutta esperienza con l’amore, qualche anno fa. Per molto tempo ho provato a rimuovere, a darle poca importanza.
Però, quando ho visto per la prima volta un’esibizione di Dakota e Nadia su questa tematica, ho capito di avere una sorta di mostro dentro di me, un bisogno urgente di parlarne, di lasciare andare questo dolore condividendolo con altri.
Nadia Ladeiras e Dakota Simao sono due ragazzi svizzero francesi. Da anni trattano e denunciano la violenza domestica in un modo particolare e fortemente d’impatto.
Loro sono i protagonisti di questo documentario e di professione fanno i ballerini.
Tramite la loro arte, la danza, hanno affrontato e stanno costantemente affrontando il tema della violenza coniugale in una maniera mai vista prima.
Grazie ai loro corpi, alla loro mimica facciale e allo spettacolo Judas (fatto di coreografie ideate e interpretate dai due), riescono a far rivivere sulla nostra pelle e pesare sui nostri cuori tutta la brutalità, tutti i paradossi e tutto il bagaglio emotivo di questa realtà.
Come si può trasportare in danza tutta la violenza verbale, psicologica e fisica che purtroppo contraddistingue la quotidianità di alcune mura domestiche? Come si può far provare a delle persone che non hanno mai vissuto questo determinato contesto di violenza, tutte le emozioni ad essa legate senza fare uso della parola, ma attraverso delle coreografie?
Come possono, Dakota e Nadia, vestire dei panni così violenti e lontani dalle proprie persone, spettacolo dopo spettacolo, e mantenere quel necessario equilibrio emotivo e mentale? L’arte, in questo caso la danza, può sensibilizzare e veicolare un messaggio forte di denuncia?
Queste sono solo alcune delle molteplici domande alle quali ho cerato di dare una risposta in questo documentario.
Trovo sia molto importante sottolineare il fatto che grazie a tutto ciò, il messaggio che i due ballerini vogliono trasmettere arriva a chiunque lo possa vedere, infrangendo diverse barriere linguistiche e culturali.
Judas è uno spettacolo che racconta di una storia d’amore che, giorno dopo giorno, vede insinuarsi della violenza al suo interno, fino alla sua forma più estrema.
Trattandosi di un racconto verosimile ma, comunque, di finzione, ho cercato un elemento che portasse nel documentario la realtà del suo argomento cardine: le testimonianze di alcune persone che hanno vissuto da vicino un’esperienza di violenza. La loro presenza nel documentario ci ricorda che non stiamo parlando soltanto di arte, ma di verità. Che noi donne viviamo questa realtà, che alcune cose ci fanno più paura del dovuto, che ci ritroviamo nei racconti dell’esperienza di altre persone, che la nostra non è sfortuna ma un fatto culturale, che esistiamo. In poche parole, le testimonianze per me rappresenterebbero la lotta contro la violenza.
Queste testimonianze sonno inserite nel documentario solamente a livello sonoro. Accompagnano dei momenti in cui vediamo Nadia e Dakota entrare nei loro personaggi ed interpretarli.
La particolarità di queste voci è che sono tutte unite l’una all’altra, come se una frase ispirasse la continuazione della frase di un’altra donna, come se fossero un unico racconto, come se queste donne fossero tutte unite, fino ad urlare, fino a far di tutto per farsi sentire, per non essere più “preferibilmente silenziose”.
Il documentario parla di due modi di combattere contro la violenza domestica; quello reale, che ci dà degli esempi sulla sua evoluzione e ci fa capire quanto questo sia purtroppo un fenomeno comune; e quello artistico, che ci mostra come la danza possa trattare questa tematica e trasmetterci un messaggio.
Ho avuto modo di conoscere la sensibilità di Nadia e Dakota e la trovo simile alla mia. Quello che mi disarma è la loro onestà emotiva; non si pongono assolutamente nessun problema ad esprimere le loro emozioni e a sfogarle, penso che questo possa essere un grande insegnamento sia per me che per il pubblico.
Come ho scritto all’inizio di queste note, il tema della violenza domestica mi colpisce particolarmente, in modo privato così come in modo più politico. Penso di essere una persona molto sensibile e credo che con questa sensibilità e con l’onestà emotiva che Dakota e Nadia mi stanno insegnando, questo documentario possa parlare della violenza domestica nella maniera più rispettosa e sincera possibile. Mi rendo conto che la difficoltà più grande consista nel cercare di non cadere nell’errore della “pornografia del dolore” ma sono certa che con gli studi che ho fatto sull’argomento, con la sensibilità delle persone che ho incontrato e quella della crew che mi ha accompagnato, fare questo errore sarà impossibile.
Questo documentario parla quindi di diversi modi di lottare contro la violenza domestica, perché la cosa più importante da fare è proprio parlarne, in qualsiasi modo, fare informazione, sensibilizzare i giovani.
La storia di Judas, la storia dell’amica di Dakota e Nadia, le storie delle testimonianze e la mia storia sono molto simili tra di loro.
Le nostre storie sono le storie di tutte le donne.
Amanda Caprara |
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